mercoledì, Dicembre 1, 2021
HomeMINISTERICon Draghi, l'Italia mette da parte le disavventure economiche di Conte

Con Draghi, l’Italia mette da parte le disavventure economiche di Conte

- Pubblicità -
- Pubblicità -

Nel passare dal professore di diritto Giuseppe Conte all’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi come primo ministro, l’Italia è apparentemente passata da un governo indipendente all’altro.

Conte, in fondo, non apparteneva a nessun partito politico. Invece, dopo essersi insediato come utile prestanome per la coalizione di governo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, Conte si è affermato come politico un anno dopo, mantenendo il suo posto anche se la Lega ha cercato di togligli da sotto il tappeto elettorale. Nemmeno un anno fa fa, il premier uscente italiano ha goduto di un ampio sostegno pubblico per la sua gestione della pandemia di COVID-19, confermando una popolarità crescente.

Mentre Conte potrebbe essere stato indipendente dai suoi sostenitori populisti sulla carta, le sue politiche economiche riflettevano comunque il dirigismo dei Cinque Stelle che lo hanno portato al potere. Conte ha approfittato dei suoi “poteri d’oro” per lanciare pesanti interventi statali nell’economia. Questi includono una spinta per far sì che Unicredit, con sede a Milano, acquistasse la quota statale del Monte dei Paschi di Siena; la rinazionalizzazione del vettore nazionale in dissesto Alitalia; l’acquisizione ostile dell’operatore autostradale Autostrade per l’Italia; e l’insistenza dello Stato affinché gli operatori a banda larga Telecom Italia (TIM) e Open Fiber si unissero in un’unica società.

Grazie a Matteo Renzi, Conte ha lasciato ormai a metà ciascuno di questi dossier. Mentre l’Italia guarda a Draghi, una delle sue più rinomate menti finanziarie, per guidare il Paese fuori dalla doppia crisi finanziaria e di salute pubblica, una delle prime decisioni del nuovo premier sarà se continuare le politiche economiche stataliste di Conte. Sia a Roma che a Bruxelles, molti sperano – e si aspettano – che la risposta sia un semplice “no”.

Il mercato italiano guidato da una mano ben visibile

Dopotutto, mentre Conte è entrato in carica senza alcuna esperienza politica o esperienza economica, Draghi è stato l’artefice delle privatizzazioni che hanno dato energia all’economia italiana negli anni ’90 – e che i sostenitori populisti di Conte nel Movimento 5 Stelle hanno investito così tanto impegno nel tentare annullare. L’immediato rilancio della reputazione dell’Italia nei mercati finanziari globali segnala quanto lo statalismo retrogrado di Conte abbia danneggiato la credibilità economica del Paese: i rendimenti a dieci anni dei titoli italiani sono scesi ai minimi storici dall’annuncio della sua sostituzione con Draghi.

Negli ultimi due anni e mezzo, il governo Conte è diventato famoso per la sua cattiva gestione degli investitori internazionali in Italia. Usando la banca d’affari Cassa depositi e prestiti (CDP) come clava, Roma lo scorso anno ha cercato di dare il proprio prezzo nel prendere il controllo di Autostrade lontano da Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton. Il tanto pubblicizzato litigio tra lo Stato italiano e Atlantia ha provocato le ire di azionisti come Christopher Hohn, che ha portato alcuni investitori a rivolgersi a Margrethe Vestager e alla Commissione europea per il ricorso contro le violazioni italiane del diritto comunitario.

“Nei momenti di crisi acuta, l’Italia si affida a tecnocrati apolitici per prendere decisioni difficili e dimostrare il pensiero a lungo termine che i suoi politici eletti non possono.”

Jean Jacques Handali CEO e amministratore, Cosmopolis

Non che Conte e il Movimento Cinque Stelle fossero più disposti ad ascoltare i consigli che arrivavano dall’interno dell’Italia. Seguendo un’idea avanzata dall’ex leader dei Cinque Stelle e vicepremier Luigi Di Maio, il governo Conte è stato irremovibile sul fatto che i fornitori di banda larga concorrenti Telecom Italia (TIM) e Open Fiber dovessero unire le loro reti in un’unica entità. Solo pochi anni dopo il governo dell’allora presidente del Consiglio Renzi ha sostenuto la creazione di Open Fiber per stimolare la concorrenza e contribuire a colmare il notevole deficit di connettività a banda larga dell’Italia rispetto al resto d’Europa.

Nonostante le affermazioni di TIM secondo cui il suo rivale è un “fallimento”, la mossa per incoraggiare la concorrenza ha funzionato egregiamente, con Open Fiber che ha ampliato l’accesso a banda larga a 8,5 milioni di case nei suoi primi tre anni di attività. Nel perseguire la fusione, il governo Conte ha ignorato sia quel record di successo sia la probabilità che la Commissione europea avrebbe dovuto approvare un tale accordo per motivi di concorrenza, come confermato proprio questo mese da Margrethe Vestager. Ha inoltre ignorato i timori espressi dai gruppi di consumatori italiani che un monopolio nel settore della banda larga avrebbe danneggiato i clienti.

Draghi propone un ritorno alla sana politica

In questo scenario di intervento statale casuale, il cui unico principio guida sembrava essere l’inclinazione dei cinque stelle di Conte, non c’era da stupirsi che la capacità dell’ex presidente del Consiglio di gestire i 209 miliardi di euro che Bruxelles avrebbe mandato a Roma sollevasse dubbi.

La tranche dell’Italia del pacchetto di ripresa europea, la più grande attribuita a qualsiasi paese in Europa, rappresenta un’opportunità storica per attuare le riforme attese da tempo nell’economia italiana – nelle mani giuste. Gli ultimi tre decenni hanno dimostrato che quelle mani non si trovano nella classe politica italiana.

Invece, nei momenti di crisi acuta, l’Italia si affida a tecnocrati apolitici per prendere decisioni difficili e dimostrare il pensiero a lungo termine che i suoi politici eletti non possono. Tocca quindi a Draghi, che ha salvato l’euro nel bel mezzo dell’ultima crisi economica dell’UE, elaborare un piano di ripresa che getti ancora una volta le basi per una sana competizione di mercato e per la crescita economica in Italia.

Mentre le forze populiste che hanno spinto Conte in una direzione dichiaratamente statalista rimangono attori potenti sulla scena politica italiana, Draghi assumerà la presidenza con l’esperienza e la comprensione per riconoscere il tentativo di ristrutturazione del mercato da parte di Conte per quello che era: una distrazione inutile e controproducente dal dinamismo economico che il nuovo leader italiano è chiamato a dare.

Credits immagine: Unsplash

- Pubblicità -spot_img
- Pubblicità -

VIDEO NEWS

- Pubblicità -spot_img
Altre News
- Pubblicità -spot_img