lunedì, Dicembre 5, 2022
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Pietro Madonia: “Serve una riforma radicale della Giustizia”

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La redazione di Italia News Online torna con il suo appuntamento mensile con l’avvocato Pietro Madonia, tra i maggiori esperti di diritto sportivo in Italia, Presidente del tribunale federale Fispes, Presidente della Corte di appello della federazione italiana sordo muti. Madonia è il “Dominus” di Lex Town la prima struttura legale in stile Americano.

In quest’occasione parleremo dello stato di salute del sistema giudiziario italiano e su cosa può essere fatto per sbloccare la situazione.

Secondo una recente indagine de “Il Sole 24 Ore”, nelle Corti d’appello di Roma e Napoli, più del 40% delle cause civili dura più di due anni. Secondo lei gli obiettivi fissati dal Pnrr e dal ministero della Giustizia sono sufficienti a ridurre le tempistiche?

La questione giustizia è un vero è proprio tormentone di questo Paese. Uno studio dell’Università Cattolica di poco tempo fa ci pone agli ultimi posti d’Europa in termini di efficienza e durata dei processi. La questione Giustizia andrebbe affrontata con coraggio con riforme radicali che dovrebbero ridurre l’autoreferenzialità della Magistratura. Ma per questo serve una Politica forte e in Italia questa non c’è. Gli obiettivi fissati dal PNNR andrebbero bene se si togliesse qualsiasi potere di interpretativo agli stessi magistrati che alla fine, non appena si tratta di applicare una riforma la interpretano in maniera gattopardesca. Cambiare per non cambiare nulla.

Dal suo punto di vista, in Italia si è colpevoli o innocenti fino a prova contraria? Nel nostro sistema giudiziario vige la presunzione di innocenza, ma è davvero sempre così?

Purtroppo per la patologia della giustizia e l’inefficienza di questa, in Italia un indagato è colpevole sino a prova contraria e un assolto è un furbo che la fatta franca. Su questo incide la sovraesposizione mediatica dei Pm e forze dell’Ordine che in presenza di un indagine convocano una conferenza stampa (che io vieterei) dimenticando che rappresentano l’accusa e non la Giustizia. A ciò si aggiunge uno smodato uso della carcerazione preventiva, oltre la ratio della norma, che lascia intendere la colpevolezza dell’indagato anche quando questo viene successivamente assolto.

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma è al collasso da anni e le conseguenze le pagano i cittadini più deboli. Così ha affermato il presidente della Camera penale di Roma, l’avvocato Vincenzo Comi. C’è un modo per sbloccare questa situazione, ulteriormente aggravata dal rallentamento burocratico causato dalla pandemia?

Serve un forte investimento per aumentare il personale nella giustizia e imporre ai Giudici di lavorare di più. I Giudici si autocontrollano. Svolgono solo due udienze a settimana nei migliori casi e il resto della settimana dovrebbero produrre di più. Invece si dilettano in convegni, lezioni e scrittura non di sentenze ma di libri e romanzo. Inoltre troppi magistrati risultano fuori ruoli per impegni nelle Istituzioni. Andrebbe ridotto il numero di magistrati fuori ruolo. I fondi potrebbero essere assicurati da nuove forme come per esempio l’introduzione della cauzione per i reati a meno impatto sociale e l’utilizzo dei riti alternativi come l’utilizzo delle ammende.

Recentemente Mosca ha organizzato una corte con giurisdizione sulle violazioni dei diritti umani. Cosa ne pensa del tribunale alternativo di Putin contro la giustizia “made in Europe”?

Non si può pensare nulla da idee che promanano da sistemi dittatoriali.

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