giovedì, Febbraio 2, 2023
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Zangrillo: “Mai abbassare la guardia sulla corruzione”

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L’intervento del ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, durante l’ottava edizione della giornata dei Responsabili per la prevenzione della corruzione e della trasparenza, dal titolo “Valore Pubblico, Pnrr e Pna 2022”, organizzata dall’Anac-Autorità Nazionale Anticorruzione a Roma, Teatro Quirino:

“Saluto e ringrazio il Presidente, Giuseppe Busia, per l’invito a partecipare a questa giornata che ci offre la possibilità di riflettere sullo stato di avanzamento delle iniziative volte a prevenire e contrastare ogni forma di corruzione e di ribadire l’impegno costante da parte di tutte le Istituzioni nel costruire una fitta rete che impedisca ad ogni forma di mala gestio di annidarsi nei gangli degli apparati pubblici.

Rivolgo, altresì, un saluto alla Presidente, prof.ssa Paola Severino, con cui abbiamo da subito instaurato un rapporto di proficua collaborazione sul tema della formazione della dirigenza pubblica con il chiaro indirizzo di investire sulle competenze per rispondere alle innumerevoli sfide che la pubblica amministrazione e gli enti locali si trovano ad affrontare.

Una di queste è senza dubbio il contrasto ad ogni forma di corruzione, intesa non solo come reato contro la pubblica amministrazione, ma come ferita alla democrazia, vulnus della economia nazionale, nonché vera e propria emergenza etica e sociale, figlia di un approccio culturale che priva di speranze e opportunità soprattutto le giovani generazioni.

Nonostante l’evidente difficoltà nel misurare un fenomeno così opaco, che nel corso degli anni è diventato sempre più complesso e sofisticato, come dimostrato dallo scandalo che proprio in questi giorni sta coinvolgendo i vertici europei, gli ultimi dati ci indicano che di fronte ai pur importanti risultati raggiunti dal nostro Paese anche grazie all’occhio sempre vigile dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, non possiamo abbassare la guardia.

Se, infatti, l’Italia, nell’ultimo anno, ha scalato ben dieci posizioni nella classifica mondiale di Trasparency International, la percezione tra gli esperti e i dirigenti aziendali è che il livello di corruzione nel settore pubblico continui ad essere relativamente elevato. A certificarlo è la relazione sullo stato di diritto, pubblicata a luglio 2022, dalla Commissione europea che riferendosi all’indagine speciale Eurobarometro 2022 sulla corruzione mostra come l’89% degli intervistati ritiene che la corruzione sia diffusa nel Paese (media UE 68%) e il 32% ritiene di subirne personalmente gli effetti nel quotidiano (media UE 24%). Nel quinquennio 2017-2021 gli illeciti accertati contro la spesa pubblica valgono da soli 34 miliardi di euro per un totale di quasi 115 mila soggetti denunciati.

Gli accertamenti della Guardia di finanza rilevano, nello specifico, che la frode accertata per responsabilità amministrativa erariale, nel quinquennio preso in esame, ammonta a circa 20 miliardi di euro, con 27.296 soggetti denunciati. A questi dati si aggiungono quelli delle sezioni regionali della Corte dei conti che, nel corso del 2021, hanno pronunciato condanne per danni conseguenti a reati di corruzione per circa 14 miliardi di euro, di cui circa 300 milioni, determinati a seguito di giudizio abbreviato.

I costi diretti e quelli indiretti della corruzione, come evidenziato dai dati che ho appena illustrato, sono altissimi per la collettività, non soltanto dal punto di vista economico ma anche da quello sociale. Compromettono la resa dei servizi, l’erogazione dei beni ai cittadini, minano la percezione dei cittadini e degli investitori allargando quel divario di fiducia e credibilità nello Stato e nelle istituzioni, ostacolando la crescita del Paese. Penso ad esempio agli ospedali stracolmi, ai tribunali al collasso, alla perdita di investimenti stranieri, all’ambiente vituperato ma anche alla realizzazione di opere pubbliche infinite.

Un’indagine della Banca d’Italia, realizzata appena prima del manifestarsi della pandemia del dicembre 2019, mette in evidenza che la durata media per la realizzazione di un’opera è pari a 4 anni e 10 mesi a fronte di un importo mediano di 300.000 euro; sale a quasi 11 anni per le opere il cui valore supera i 5 milioni. Il dato rilevante è che il tempo speso nelle fasi definite dalla ricerca “di attraversamento”, ossia quelle che corrispondono ai passaggi burocratici, ammonta al 40 per cento del tempo, con un’incidenza particolarmente elevata per i tempi dedicati alle fasi di progettazione.

In tale contesto, la “messa a terra” del PNRR non può essere ostaggio dell’incertezza burocratica ma presuppone il superamento degli impedimenti amministrativi alla rapida ed efficace attuazione delle iniziative programmate per la ripresa.

In termini di risorse, parliamo di 191,5 miliardi di euro, di cui 122,6 miliardi finanziati tramite prestiti e 68,9 miliardi finanziati da sovvenzioni a fondo perduto: una opportunità unica che sapremo cogliere se tutti noi, soggetti coinvolti, riusciremo nell’impresa di spendere in maniera utile i fondi, in breve tempo, limitando gli sprechi, contrastando la corruzione e prevenendo e perseguendo le infiltrazioni criminali, in particolar modo quelle di stampo mafioso. È solo attraverso una piena sinergia di tutti gli attori in campo – amministrazioni centrali, locali, forze dell’ordine ma anche  autorità coinvolte, come in questo caso l’ANAC, oltre a quella giudiziaria – che potremo prevenire e cogliere eventuali segnali di pericolo. Il Piano Nazionale Anticorruzione del 2022, insieme alle misure previste nel nostro ordinamento come i Piani triennali di prevenzione della corruzione e il delicato ruolo svolto dal Responsabile della prevenzione della corruzione, saranno gli strumenti che utilizzeremo per evitare situazioni che minano la corsa verso la realizzazione di quanto sino ad oggi è stato progettato. Se vogliamo tagliare il traguardo, nei tempi stabiliti, dobbiamo correre. Per farlo bisogna eliminare gli ostacoli, le voragini, le curve dove possono annidarsi fenomeni corruttivi e dove le lungaggini burocratiche attanagliano i processi amministrativi e favoriscono quella “baratteria” della piaga del malaffare e del clientelismo.

Lo possiamo fare promuovendo una innovazione della PA da un punto di vista tecnologico, culturale e organizzativo. Un processo che richiede profondi cambiamenti nella organizzazione delle strutture e una non meno radicale riprogettazione delle procedure, dei prodotti e dei servizi che la collettività si aspetta da un’amministrazione pubblica moderna ed efficiente. Tali cambiamenti si reputano indispensabili anche nell’ottica di contrastare le nuove forme di corruzione che si sono sviluppate soprattutto negli ultimi anni, che per essere combattute efficacemente hanno bisogno di strumenti innovativi. La digitalizzazione e la semplificazione sono strumenti che eliminano gli ostacoli burocratici e disarmano il corruttore con un effetto dissuasore più potente di qualsiasi intimidazione. I fascicoli cartacei si perdono, possono essere manomessi e sottratti. Gli archivi digitali, i files, le banche dati interoperabili offrono invece maggiori certezze nel ricostruire la filiera dei processi, individuare i nodi e scioglierli, senza una cultura del sospetto e del pregiudizio ma sicuramente con un approccio di trasparenza, rispetto delle regole e della deontologia professionale.

È in questa ottica che si devono leggere i provvedimenti che sin dal mio insediamento ho da subito provveduto a rilanciare.

Tra questi, il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 1° dicembre e adottato in attuazione di quanto previsto dal decreto-legge cosiddetto PNRR 2. Nel codice viene sottolineato il ruolo del dirigente, chiamato alla misurazione della performance dei dipendenti non solo in base al raggiungimento dei risultati, ma valutandone anche il comportamento organizzativo. Una responsabilità, quella del dirigente, incentrata sulla crescita del capitale umano affidatogli. E’, altresì, stabilito il divieto di discriminazione basato sulle condizioni personali del dipendente, quali ad esempio l’orientamento sessuale, il genere, la disabilità, l’etnia e la religione; aggiungendo, anche, che le condotte personali dei dipendenti realizzate attraverso l’utilizzo dei social media non debbano in alcun modo essere riconducibili all’amministrazione di appartenenza o lederne l’immagine ed il decoro. A questo si aggiunge il rinnovato impulso al decreto attuativo dell’Anagrafe digitale della pubblica amministrazione che consentirà, finalmente, di poter censire digitalmente i componenti della pubblica amministrazione e che porterà alla creazione del fascicolo digitale del dipendente a cui si accompagna la riforma della disciplina dei concorsi per l’accesso al pubblico impiego, che ha acquisito l’intesa nella seduta della Conferenza unificata dello scorso 30 novembre, ora all’esame del Consiglio di Stato, e che poi approderà all’esame delle competenti commissioni parlamentari per l’espressione del parere. Si tratta di un testo innovativo, che tra le tante misure contenute, prevede la completa digitalizzazione di tutte le procedure, dalla pubblicazione del bando, ormai soltanto online, sul sito INPA.gov.it, che sostituisce in tutto la vecchia pubblicazione nella gazzetta ufficiale, dalla presentazione della domanda, allo svolgimento delle procedure concorsuali fino alla pubblicazione della graduatoria. In tale contesto si inserisce il progetto “la banca dati dei pareri” con il fine di consentire ai pubblici dipendenti, ai privati cittadini e agli operatori del sistema la piena conoscibilità degli orientamenti applicativi ed interpretativi delle norme inerenti la disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, espressi e pubblicati a partire dai primi anni 2000.

Un modello di amministrazione pubblica orientata verso l’open government comporta, inevitabilmente, una maggiore accessibilità delle informazioni e, dunque, una trasparenza nell’azione amministrativa. Proprio sul principio della trasparenza poggia le basi il progetto “Re-ingegnerizzazione del modello tecnico-organizzativo dell’Ispettorato per la funzione pubblica”, volto a rendere più mirata ed efficace la risposta della pubblica amministrazione alle segnalazioni di cittadini ed imprese. Nello specifico, entro la fine del mese, verrà lanciata una piattaforma per l’acquisizione delle segnalazioni e per la gestione delle verifiche ispettive che consentirà: al cittadino di inoltrare una segnalazione e consultare il suo stato di lavorazione; una gestione digitalizzata del flusso di lavoro delle segnalazioni e il monitoraggio dei tempi procedurali; un monitoraggio delle tipologie di segnalazioni pervenute e l’elaborazione della relativa reportistica.

Combattere la corruzione vuol dire anche promuovere un percorso volto a progettare e realizzare servizi e procedure semplici, facilmente utilizzabili dai nostri utenti. A tal proposito, il PNRR ci assegna il compito di reingegnerizzare e digitalizzare 600 procedure entro il 30 giugno 2026, di cui 200 entro il 31 dicembre 2024, ulteriori 50 entro il 30 giugno 2025, per arrivare a creare un archivio unico, giuridicamente valido su tutto il territorio nazionale in ogni settore: ambiente, edilizia, energia, lavoro, fisco, ma anche nel campo della disabilità e del sociale. È mia intenzione imprimere un’accelerazione a questo ambizioso programma, se possibile anticipando – rispetto alle scadenze PNRR – alcune misure “rapide” di semplificazione in settori prioritari per gli operatori economici, i cittadini e le famiglie. Tra queste, assume particolare rilievo l’iniziativa che stiamo mettendo in atto, finanziata con risorse PNRR, volta ad assicurare la completa interoperabilità di tutti gli sportelli unici per le attività produttive e per l’edilizia SUAP e SUE su tutto il territorio nazionale a cui si aggiunge un primo pacchetto di misure, già in via di definizione d’intesa con il Ministro per le disabilità, volte alla semplificazione di aspetti fondamentali per l’autonomia di persone anziane e disabili.

Si tratta di interventi necessari per ripristinare il rapporto di fiducia tra amministrazione pubblica e cittadini e, al contempo, per promuovere il principio di legalità e la prevenzione della corruzione. Norberto Bobbio sosteneva che la trasparenza è il principio in base al quale distinguere gli ordinamenti democratici da quelli autoritari, nei quali la riservatezza è la regola e l’accessibilità alle informazioni l’eccezione. Un’attività amministrativa ispirata ai principi di trasparenza e condivisione è espressione di una amministrazione aperta ed al servizio del cittadino.

In tale contesto il primo vero presupposto dell’anticorruzione è quello della conoscenza. Se c’è un termine contrario alla parola “corruzione” è proprio quello della “conoscenza”. Conoscere vuol dire confrontarsi, studiare, innovarsi, porre attenzione per le opinioni altrui. Corruzione, al contrario, vuol dire chiudersi in sé stessi, seguire logiche di conservazione, cancellare il futuro. Per questo motivo, come più volte ricordato dal giudice Borsellino è importante parlare di corruzione a tutti i livelli. La formazione acquista un valore fondamentale se vogliamo colpire il fenomeno della mala amministrazione non solo nella punta dell’iceberg ma anche nelle dimensioni subacquee che, purtroppo, rimangono per lo più ignote.

Bisogna puntare ad una pubblica amministrazione dove competenza, responsabilità, professionalità e merito siano le vere parole d’ordine.

Ciò che serve è attrarre le migliori competenze per favorire un percorso di rinnovamento e miglioramento della macchina amministrativa in linea con le esperienze più avanzate di altri Paese europei. Un primo passo è stato compiuto come già detto attraverso il Portale unico del reclutamento (Portale inPA) la cui utilizzazione dal 1° novembre 2022 è diventata obbligatoria per tutte le assunzioni a tempo indeterminato e determinato delle amministrazioni centrali e delle autorità amministrative indipendenti. Allo stesso tempo dobbiamo puntare sulla formazione. Fare formazione non significa solo dotare i nostri dipendenti delle competenze e degli strumenti informatici adeguati, ma vuol dire, soprattutto, garantire un processo di aggiornamento continuo. Il focus è sul rafforzamento delle competenze trasversali – da sviluppare cioè in tutte le amministrazioni – funzionali alle transizioni digitale, ecologica e amministrativa e sulle competenze manageriali. Da questo punto di vista il passaggio da una formazione delle sole competenze a una formazione anche delle capacità manageriali, risponde non solo a un’intuitiva esigenza di inserimento nelle amministrazioni di dirigenti effettivamente consapevoli del loro ruolo, ma anche di allineamento della disciplina del reclutamento con quella dettata per la gestione del rapporto di lavoro. Al dirigente pubblico spetta il compito di conseguire i risultati, agire con tempestività, favorendo lo spirito di squadra e premiando il merito, valore essenziale non solo per la crescita dell’individuo ma anche dell’organizzazione.

Questo impianto di misure e interventi ha bisogno di uno scatto culturale che una legislazione innovativa può favorire ma non può imporre. C’è bisogno di un investimento sulla formazione, un approccio basato sul valore delle persone che si concretizzi nella valorizzazione e nella responsabilizzazione dei dipendenti. L’habitus mentale con cui quotidianamente ci si reca al lavoro, ci si rapporta con l’amministrazione e si accede ai servizi è fondamentale per orientare la complessa macchina amministrativa. Solo così potremo parlare di un sistema di prevenzione che possa contribuire a ridurre la possibilità di corrompere ed essere corrotti, diminuendo drasticamente il numero dei casi di corruttela ed aumentando la fiducia dei cittadini nella pubblica amministrazione. Si tratta di un impegno collettivo poiché le Istituzioni devono essere le prime ad ingaggiarsi nel promuovere scelte coerenti e diffondere una vera e propria cultura della legalità.

Su questo cammino nessuno di noi può restare indietro”.

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