Turismo e country strategy

di Andrea Di Maso

In quanto a creatività e ingegno l’Italia è maestra, ma nella valorizzazione delle proprie risorse ancora una volta sono gli americani a impartirci la lezione. 

Occupazione, competizione, responsabilità, meritocrazia, vittoria. Il settore del turismo evoca ad ogni paese valori di tutto rispetto. Come non condividerli! Peccato che qui in Italia, dove più di ogni altro luogo al mondo si dovrebbe investire su turismo e beni culturali per far crescere la produttività e l’occupazione, questi non sembrano suscitare tanto clamore come in America.

Oltre alla ricchezza culturale e artistica, l’Italia vanta un patrimonio paesaggistico caratterizzato da una varietà di aree costiere e montane che la rendono tra le mete più gettonate all’estero. Possiamo con ragione affermare che proprio il turismo può costituire il volano della tanto attesa ripresa economica del nostro Paese.  

Siamo la meta preferita di paesi come Australia, Cina, Corea, Usa, Canada e Brasile.

In questo scenario internazionale di incertezze, l’Italia turistica ha quindi saputo difendersi bene confermando il suo fascino all’estero. Anche i grandi Buyer internazionali lo attestano: l’83% dei Tour Operator stranieri indica che le destinazioni italiane sono tra le più richieste al mondo, seguite da quelle francesi (59%) e spagnole (53%).

Il turismo è un vero e proprio motore per la nostra economia e  può essere senza dubbio uno dei pilastri su cui fondare la ripresa economica del nostro Paese, ma per fare questo ci dobbiamo dotare di una “country strategy”, una strategia unitaria che ci consenta, in questo settore così dinamico sulle scene internazionali, di recuperare competitività per intercettare la nuova domanda di turismo. Capitalizzare i nostri tesori dovrebbe essere una priorità nazionale.