Scelgo il blu perché è il colore dei sogni

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Franco Fortunato, uno studioso, un grande pittore con un sogno nel cassetto: dipingere San Francesco d’Assisi. Incontriamo il Maestro, reduce da una mostra personale in Toscana e già proiettato a sfide future.

Maestro Fortunato, puo’ tracciare un primo bilancio della sua mostra, appena, conclusasi a Siena? 

La mostra ai Magazzini del Sale a Siena ha avuto un notevole successo e non dico questo solo in relazione all’aspetto strettamente professionale ed economico ma soprattutto dal punto di vista dell’interesse suscitato dalla sua Storia sui visitatori di ogni parte del mondo, dalla Cina al Brasile passando per l’Europa e naturalmente anche su coloro che conoscevano già le vicende della Querina.

Del resto sono stato presente per tutta la durata delle 14 tappe della mostra e posso testimoniarlo in prima persona. In più, una parte dell’esposizione rimarrà a Siena fino ai primi giorni di Dicembre, quando si farà un grande finissage.

Nei suoi quadri  segue un filo conduttore ? Quanto conta conoscere e studiare  la storia a cui si ispira e quale è il suo nuovo  campo  di interesse?

Ho sempre lavorato per cicli, cominciando dal più antico, quello del Vagabondo, che ho creato nel 1980. Esso era legato alla comparsa nelle nostre città del fenomeno degli homeless, prima di allora noti solo attraverso schermi di cinema e storie d’America, ed alla chiusura dei manicomi  quando Franco Basaglia raggiunse dopo estenuanti e dure battaglie quel risultato da cui scaturì che si mescolarono nelle città, per strade e bus e tutti gli spazi abitati dai “normali” quelle figure come scarabocchi con le loro proprie storie di straniamenti e sofferenze. Ho dedicato molto lavoro a quei temi e raccontato le cose alla mia maniera. In seguito ho realizzato il ciclo dedicato alla nascente Unione europea, inizialmente dei dodici Paesi, evento che stava per trasformare le vite di tutti. Ma poi mi sono impegnato su Pinocchio ( che tra l’altro usai per rappresentare l’Italia nel ciclo dei Racconti per l’Europa) e poi sul Piccolo Principe e poi Moby Dick e via via tutto il resto di seguito.

La pittura non è  per me un puro esercizio artigianale e non lo è a partire da un determinato momento della mia vita, quando non avevo ancora 15 anni. Io lavoro a partire da un’idea, proseguendo con una ricerca ,studi, disegni e ricerche di varia natura che prima di tutto arricchiscono me perché questo è quello che desidero; successivamente ne deriva la divulgazione e in tutti i modi possibili l’incontro e lo scambio con il pubblico. L’ultimo lavoro in ordine di tempo riguarda com’è noto la Storia della Querina sulla quale sto lavorando e continuando l’approfondimento dal 2014. Nel frattempo mi sono applicato su altre cose ed ho nel cassetto vari importanti progetti. E dico importanti non in modalità di presunzione ma per il valore intrinseco dei temi: uno fra questi è Francesco d’Assisi.

In molti dei suoi quadri prevale il colore blu…. È quello che preferisce? 

Mi sono applicato per molto tempo sull’uso del colore blu quindi l’ho molto studiato sotto vari aspetti, da quelli chimici a quelli estetici fino ad arrivare a quella che considero una sufficiente padronanza per le mie esigenze, cosa che mi ha spesso molto gratificato. Ma escludo dalla mie concezioni quella del monocromatismo come scelta totale. Tutto l’esercizio della mia pratica deve permettermi la tavolozza che preferisco in funzione di ciò che devo e voglio fare.

Quali  le prossime esposizioni in Italia e all’Estero che ha programmato?

Al momento, mentre proseguo il mio viaggio nel secolo della Cocca Querina, cerco di ragionare su varie altre cose, come già accennato, Qualcosa si fa sempre più vicina ma sto anche realizzando un ciclo dedicato alle professioni, che sono state selezionate con il Committente e che si stanno traducendo in una collezione di serigrafie molto elaborate ed impegnative su cui sto lavorando ormai da alcuni mesi. Molto interessante e’ stata nella  metà di Novembre la manifestazione con uno stand personale in Artepadova Fair 2019.