domenica, Gennaio 23, 2022
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Professionisti tra ripresa e resilienza: chiuse 38.000 attività nel 2020

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Presentato a Roma il VI Rapporto sulle libere professioni in Italia. La pandemia continua a colpire il lavoro autonomo e professionale: 38 mila professionisti hanno chiuso l’attività nel 2020, ma il trend di lungo periodo è positivo. Commercio, finanza e immobiliare i settori più penalizzati. Cresce la componente femminile, ma calano i giovani. La crisi pesa sui redditi sia tra ordinisti e non ordinisti, con un forte divario di genere. E sullo smart working…

La pandemia frena la corsa dei liberi professionisti. Sono 38mila i liberi professionisti che hanno chiuso i battenti nel 2020, con calo del -2,7% rispetto al 2019. I più colpiti sono stati gli studi professionali con dipendenti, calati del 7%, ma più in generale è tutta l’area del lavoro indipendente a soffrire, lasciando sul campo 154mila posti di lavoro (-2,9%). La crisi ha picchiato più duro al Nord, dove si è registrato il calo più forte tra i liberi professionisti (-6,6%). Più contenuta invece la flessione nel Centro-Sud dove alcune regioni (Sardegna, Basilicata e Sicilia) mostrano invece segnali di ripresa. A crollare, però, non è solo il numero ma anche il reddito dei professionisti, senza distinzioni tra ordinistici e non, dove persiste ancora un forte divario reddituale tra uomini e donne.

Questo è lo scenario tratteggiato dal “VI Rapporto sulle libere professioni in Italia” curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin, e presentato oggi a Roma alla presenza di Tiziano Treu, presidente del CNEL e coordinatore del Tavolo permanente per l’attuazione del Pnrr; di Andrea Orlando, ministro del Lavoro; di Maria Stella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie; di Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento; di Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia; di Anna Ascani, sottosegretario allo Sviluppo Economico; di Grazia D’Angelo, della Commissione Giustizia del Senato; di Chiara Gribaudo della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati; di Andrea de Bertoldi della Commissione Finanze del Senato; di Simone Pillon della Commissione Giustizia del Senato; e di Tommaso Nannicini, presidente della Commissione parlamentare per il controllo sulle attività degli enti di previdenza.

«Nel 2020 l’impatto del Covid sull’economia italiana è stato drammatico», commenta Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, «ma nel corso del 2021 stiamo assistendo a una robusta risalita del Pil: le previsioni indicano un recupero di oltre 6 punti percentuali a fine anno. Un dato sorprendente non solo perché migliore rispetto a tutti i grandi Paesi europei, ma perché riconducibile in larga parte all’anticipazione degli investimenti e della produzione ingenerati dalla fiducia innescata dal governo Draghi e dalle attese sulle ricadute future del Pnrr sul sistema economico nazionale. In questo scenario», prosegue Stella, «il mercato del lavoro ha sostanzialmente retto l’urto della pandemia, calando nel corso del 2020 di soli 2 punti percentuali. Tuttavia, gli ultimi dati ci confermano che stiamo assistendo a una riconfigurazione strutturale dell’occupazione in Italia che penalizza autonomi e professionisti rispetto ai lavoratori dipendenti».

Credits immagine: Unsplash

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