L’influsso del colore e dell’ambiente sul lavoro ‘Scienza e business’

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Dr. Ciro Aurigemma
Dr. Ciro Aurigemma

E’ ormai noto da molti anni in letteratura e in campo industriale che l’ambiente di lavoro, l’illuminazione, i colori usati, sia nei macchinari che nei locali, giocano un rilevante ruolo nel benessere o malessere dei lavoratori, che difatti si ripercuote sul rendimento, sulla presenza e quindi sulla produttività.

Già gli antichi egizi conoscevano l’influsso dei colori sull’uomo e lo usavano a scopo terapeutico. Pur essendoci molte teorie diverse sull’effetto dei vari colori sulla psiche, ancora non validate scientificamente, in generale possiamo dire che dagli studi e dalle esperienze fatte risulta che i colori caldi della gamma rosso-arancione-giallo, sono attivanti  delle funzioni della circolazione del sangue, della respirazione, etc., mentre quelli freddi dal verde al blu al viola, sono calmanti del sistema nervoso e delle stesse funzioni.

Nell’industria il colore è stato usato con buoni risultati per migliorare l’efficienza produttiva: viene ridotta la stanchezza visiva, si migliora l’umore e si aumenta la quantità e la qualità della produzione, ma anche gli incidenti diminuiscono. 

Negli ospedali i colori aiutano la guarigione dei malati e migliorano le prestazioni dei medici e degli infermieri. Nelle scuole aiutano la concentrazione e riducono la fatica visiva. In ufficio e dove si studia si consiglia il giallo, non troppo chiaro, per stimolare l’attenzione e l’attività mentale, va evitata inoltre la monotonia e la trascuratezza negli ambienti di lavoro.

Naturalmente anche l’uso della musica di sottofondo, se opportunamente scelta e al giusto volume, a seconda del tipo di attività svolta, può contribuire notevolmente al benessere e al rendimento lavorativo, come pure l’arredamento adatto, sia come praticità d’uso, che come estetica e come colori. Anche l’illuminazione gioca un ruolo importante come dimostra tra gli altri uno studio del CNR, in collaborazione con il Lighting Research di New York, sul lavoro notturno in ambienti poco stimolanti. Con un sistema di illuminazione speciale a regolazione variabile si faceva cambiare l’intensità e il colore della luce in quattro gruppi di operatori notturni, con un miglioramento significativo delle prestazioni nelle attività cognitive complesse, un aumento della presenza percettiva ed emotiva e della temperatura corporea, che pure influisce sul rendimento lavorativo.

Inoltre è stato notato che l’eccessiva stimolazione notturna può risultare controproducente per l’addormentamento, come la bassa stimolazione lo è per il lavoro (P. Scuri, ’95). Le luci al neon invece sono dannose al sistema nervoso, perché danno stimoli non fisiologici, anche se sono convenienti economicamente. Più compatibile con la salute è la luce alogena a corrente continua, come quella delle lampade da tavolo, che può inoltre essere ravvivata da oggetti colorati sulla scrivania. 

Tra i principali studiosi dell’argomento ricordiamo John Ott, F. Birren, Max Luscher, C. Widmann, W. Bernasconi, ma i colori avevano già affascinato Goethe, Steiner, Jung. Per Goethe, autore di una “Teoria dei colori”, ripreso più tardi da Steiner, fondatore dell’Antroposofia, il colore provoca un particolare stato d’animo, per i simbolisti, come lo psicanalista Jung, il colore assume significati e dà effetti, poiché collegato a immagini prevalentemente inconsce. Per John Ott invece, l’effetto dei colori non è puramente psicologico, ma essi vanno considerati come lunghezze d’onda di energia, essendo onde elettromagnetiche.

Qualche suggerimento:

Tra i libri sul tema, oggi in gran numero, segnaliamo il classico “Cromoterapia” di Linda Clark ed. RED, 1975 e “Il simbolismo dei colori” di C. Widmann, ed. Piovan, 1988. Su internet si può trovare molto materiale informativo, non sempre scientificamente fondato, spesso sotto la voce cromoterapia, branca della medicina alternativa che crede nella possibilità di usare i colori e i suoni per scopi terapeutici o come coadiuvante.

Sul colore hanno scritto:

 “ Non ci stupiremo che esso esercita sul senso della vista, e per la sua mediazione sul sentimento, una azione specifica, da solo o in combinazione con altri, azione che si rispecchia in modo diretto sul morale”.

                                                                J.W. Goethe 

“Ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, nome o anche una rappresentazione [nel nostro caso un colore], che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto, di inaccessibile per noi.”[ un contenuto inconscio]

                                                                    C.G. Jung

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