L’AMBASCIATORE SING-YING LEE: AMICI ITALIANI STUDIATE IL MODELLO TAIWAN

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Taiwan: 23. 000.000 di abitanti. 440 casi positivi da Coronavirus. 6 deceduti. Nessun lock down. Nessuna quarantena. Attività sempre aperte. Per oltre due mesi i media nazionali ed internazionali ci hanno bombardato di notizie mirabolanti quanto capziose: per sconfiggere l’epidemia bisogna adottare il modello cinese. Anzi no, il modello coreano, quello con il tracciamento del contagio mediante smartphone. Tante chiacchiere, tantissimi proclami e un atroce dubbio: Cina e Corea ci nascondono, forse il reale numero dei morti? E aggiungiamo: perché, in Italia, nessuno virologo o scienziato ha preso allora, ad esempio il modello Taiwan che, ad oggi, sembra quello che ha raggiunto i migliori risultati sia in termini di prevenzione che di contenimento al Coronavirus? Intervistiamo, in esclusiva, Sua Eccellenza Andrea Sing-Ying Lee, Ambasciatore e Rappresentante di Taiwan in Italia.

Ambasciatore Sing-Ying Lee, il mondo intero è stato scosso, bruscamente e brutalmente, dalla pandemia Covid 19 ed ora si interroga sulla provenienza di questo virus, apparentemente, sconosciuto. Sono state fatte molte teorie ed ipotesi, ci sono stati attacchi diretti ed incrociati tra Stati. Quale è la posizione di Taiwan? 

Taiwan è da sempre un Paese molto attento alle questioni sanitarie. La salute è un bene comune e di conseguenza consideriamo la sua tutela una questione prioritaria. In Taiwan esiste un’assicurazione sanitaria universale che copre tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito e dal loro lavoro. Inoltre, per la sua posizione geografica che lo rende un importante hub dell’Estremo Oriente, è anche molto sensibile alla diffusione delle epidemie. La diffusione della SARS nel 2003, con 346 infetti e 73 morti, ha lasciato un segno profondo nella nostra società e da allora abbiamo investito molto nella ricerca e nella prevenzione.                    Per questo motivo, quando i nostri medici hanno saputo dell’esistenza di alcuni casi di polmonite atipica in Cina alla fine del 2019, si sono subito allertati e hanno anche tentato di informare l’OMS e chiesto più informazioni, ma senza successo perché come tutti sappiamo, Taiwan non è membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per mere questioni politiche. A causa di ciò non è stato possibile contribuire ad arginare la diffusione del coronavirus a livello mondiale e al di là dell’origine e della provenienza di questo virus, è certo che se la Cina e l’OMS non avessero minimizzato o addrittura taciuto l’esistenza di un rischio sanitario alla fine del 2019, il mondo non starebbe affrontando le difficoltà in cui si trova oggi.

In Italia dal 4 maggio è iniziata la cosiddetta fase 2, come giudica l’operato del governo Conte nella prevenzione e nella gestione dell’epidemia? In quale modo è  stata affrontata l’emergenza a Taiwan? E con quali risultati?

Apprezzo tutto ciò che si è dovuto fare in Italia per fronteggiare questa difficile sfida. Purtroppo l’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere travolto dall’onda dell’epidemia e come spesso accade in questi casi, chi si muove per primo rischia spesso di inciampare. E’ possibile che siano stati commessi errori non necessari. In Taiwan, come detto, eravamo più preparati perché abbiamo avuto esperienze di epidemie in un passato recente e nel momento in cui abbiamo sospettato dell’esistenza di casi di polmonite atipica, abbiamo subito messo in atto misure già collaudate in passato, a partire dalla quarantena a tutti i passeggeri provenienti da Wuhan già dal 2 gennaio. Abbiamo poi istituito il Centro di Comando Centrale dell’Epidemia (CECC) come entità governativa di livello 3, integrando efficacemente le risorse governative, accademiche, sanitarie e del settore privato; il Ministro della Sanità e del Welfare Shih-Chung Chen è stato posto al comando per coordinare e mobilitare le risorse in prospettiva interministeriale, compresi i ministeri degli interni, dei trasporti, degli affari esteri, dell’economia, del lavoro, dell’istruzione, dell’ambiente, e il settore privato. Con il diffondersi dell’epidemia dalla Cina ad altri Paesi, abbiamo implementato specifici piani con misure di quarantena alle frontiere, tra cui le misure preventive personali a bordo, lo screening della febbre, le dichiarazioni sanitarie prima dello sbarco e una quarantena domestica di 14 giorni per i passeggeri in arrivo dai Paesi classificati come Allerta 3. Tra le altre cose, abbiamo inoltre aumentato la produzione giornaliera di mascherine passando da 1,5 milioni a 17 milioni di unità.                  I risultati sono sotto gli occhi di tutti: ad oggi abbiamo registrato un totale di soli 440 casi positivi e 6 decessi, su una popolazione di 23 milioni di abitanti, senza bisogno di chiudere le attività e mettere in quarantena l’intero Paese.

Come sono i rapporti attuali con lo Stato Italiano? Durante l’emergenza Covid 19 ci sono stati scambi solidali di materiale sanitario? 

I rapporti con lo Stato Italiano sono sempre stati molto buoni e di grande amicizia. Italia e Taiwan sono partner sia sotto il profilo economico che sotto quello culturale e portano avanti una collaborazione che concerne investimenti diretti e scambi nei settori finanziari, industriali, culturali, scientifici e turistici. Per quanto concerne il commercio, l’Italia è il quinto partner di Taiwan in Europa. Purtroppo, durante l’emergenza coronavirus, l’Italia si è fatta fuorviare dalle indicazioni dell’OMS e quando ha preso la decisione di interrompere i voli diretti con la Cina ha erroneamente anche inserito Taiwan tra i Paesi oggetto della misura. Due nostre compagnie aeree, la China Airlines e la Eva Air, hanno risentito di questa decisione. La Eva Air avrebbe dovuto inaugurare il primo volo diretto da Milano a Taipei proprio a febbraio 2020. Detto questo, Taiwan non ha fatto mancare il proprio appoggio all’Italia nel momento del bisogno e ha fornito numerosi aiuti sia sotto forma di donazioni che di materiale sanitario: da parte del Governo taiwanese ricordo qui le 500.000 mascherine donate alla Protezione Civile nazionale, parte di una donazione più ampia di quasi 6 milioni di unità inviate all’Unione Europea, e i 30 respiratori polmonari donati all’Ospedale Niguarda di Milano e agli Spedali Civili di Brescia. Oltre a queste, ci sono le donazioni del popolo taiwanese: mascherine e altri prodotti PPE vari per un valore di 4 milioni di euro (fondi raccolti da un sacerdote italiano in Taiwan tramite una colletta che ha visto la generosa partecipazione di molti cittadini taiwanesi) di cui un primo lotto di 2 tonnellate composto da 274 casse all’Ordine Cattolico dei Camilliani con i suoi ospedali sparsi nel nord Italia; 55 casse di prodotti di protezione personale per i medici e gli infermieri alla Protezione Civile della Lombardia; 45000 mascherine da parte dell’associazione buddista taiwanese “Tzu Chi Foundation”, di cui 5000 mascherine al Comune di Nepi (VT) e altre 2500 alla Croce Rossa – Comitato di Nepi Castel Sant’Elia Monterosi (VT), 5000 mascherine con 600 camici ospedalieri all’ospedale di Civita Castellana (VT). E altre donazioni stanno arrivando.

Sabrina Trombetti