La sanità in Italia deve investire nella prevenzione

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Si avvicinano le elezioni amministrative di Roma e di altre città, ci aspettano diversi appuntamenti elettorali regionali e più avanti, non sappiamo dire se prima del 2023 le politiche, mai come questa volta, incerte e imprevedibili.

In campagna elettorale, ogni leader che si rispetti dichiara, con decisione e concretezza, che un punto fermo del proprio programma elettorale riguarderà la prevenzione sanitaria. Le intenzioni sono, senz’altro, lodevoli, bisogna altresì sottolineare come i fatti siano “leggermente” differenti.

Sanità: cresce ancora il divario tra Nord e Sud

Se da un lato l’Italia figura al 4° posto nei Paesi Ocse per aspettativa di vita alla nascita con 82,8 anni (prima di noi, Svizzera, Spagna, Giappone), dall’altro, quello della spesa sanitaria, in rapporto al Pil, la nostra penisola con l‘8,8 % è al 18° posto sui 34 Paesi.

Un’indagine approfondita sul tema specifico parla ancora più chiaro: cresce il divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud e le disparità di accesso all’assistenza sanitaria si riflette sulla salute dei cittadini.

L’acuirsi di queste differenze territoriali, purtroppo, crescenti vanno di pari passo con un fenomeno nazionale: l’aumento delle malattie croniche che oggi affliggono 4 italiani su 10 nonché e non ultimo, il fenomeno che ha scioccato l’intera nazione, il Corona Virus che ha fatto esplodere la Pandemia.

Sanità: italiani più longevi ma più malati

Il risultato degli ultimi anni è molto semplice: gli italiani vivranno di più ma con un tasso altissimo di malati, con la speranza che il vaccino somministrato porterà le difese immunitarie necessarie per evitare la positività al Covid. Ciò, a lungo andare, potrebbe far saltare il nostro sistema sanitario per i costi sempre più insostenibili.

La soluzione del problema potrebbe essere semplicissimo e riposa, proprio, in quella parolina magica nel mare d’inchiostro del sopracitato programma elettorale: prevenzione. Uno studio di qualche anno fa del “The European House-Ambrosetti” stima, infatti, che investire un euro in prevenzione sanitaria può fruttarne 3 nell’arco di un decennio.

Non solo, se a ciò, una volta sconfitta definitivamente la pandemia, si abbinasse anche l’innovazione (di cui noi italiani siamo maestri) vero e proprio driver, soprattutto, grazie alle nuove opportunità rappresentate dai settori di aging, cronicità, disabilità, territorio, wellness, attraverso tecnologie di robotica, meccanica, tecnologia laser, non solo ne gioverebbe la nostra salute, ma anche l’equilibrio tra crescita della spesa e sostenibilità economica.

Iniziative vincenti con uno sguardo al futuro

Ad oggi, in questo senso, un circolo virtuoso, nel settore sanitario è rappresentato dalla ricerca sulla maculopatia, malattia degenerante che, nel peggiore dei casi, provoca la cecità e che afflige il 5.3 della popolazione over 50 del nostro Paese (1.400.000 di casi).

Negli ultimi 3 anni, presso il Centro Maculopatie della Clinica Oculistica, sono state eseguite visite oculistiche gratuite dalle 9 alle 18. Una importante iniziativa, alla quale mi auguro possano seguirne altre simili di evidente impatto sociale. Molti cittadini, purtroppo, non sono informati sufficientemente. 

Lo scorso anno, inoltre, di rilievo la partenza di un progetto “Made in Italy” estremamente innovativo: realizzare un occhio bionico con materiali bioattivi micro e nano fabbricati per testare l’efficacia dei farmaci e sviluppare terapie personalizzate contro la maculopatia. 

Il progetto creerà delle biostrutture intelligenti integrate in una piattaforma biomedica in grado di imitare le strutture dell’occhio per ottimizzare i test farmaceutici e personalizzare le terapie contro la degenerazione maculare” e ciò che più interessa è che il dispositivo avrà un impatto importante sui costi dell’assistenza sanitaria in quanto i nuovi materiali e i relativi modelli in vitro saranno più economici rispetto a quelli attuali.

Chissà, magari, un occhio bionico potrebbe servire ai nostri politici, quantomeno per essere più lungimiranti.. quantomeno nel settore sanitario per il post-covid

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