Grimaldi: Sport e cultura per dare un calcio all’indifferenza

Il calcio e tutte le sue mille sfaccettature in cui capacità manageriale, conoscenza di storia e cultura si intrecciano. Mauro Grimaldi, manager  di lungo corso, già vice presidente della Lega Pro, attualmente consigliere delegato della Federcalcio Servizi, ma anche attento osservatore, con la sua penna invita a riscoprire i veri valori fondanti dello sport e della vita.

 Manager, scrittore, collezionista: come ha coniugato lavoro e passione?

  “Il lavoro è passione, almeno se lo prendi seriamente”-così esordisce Grimaldi.

 “Per quanto mi riguarda, a prescindere dalle varie giacche che indosso, l’area d’influenza è sempre la stessa, applicata in varie declinazioni. Il fatto di lavorare nel mondo del calcio da molti anni può essere considerata una fortunata casualità perché alle volte è il destino che ti mette su una certa strada e la mia non era certo quella del calcio, almeno come lo immaginavo  tanti anni fa. Poi scoprii che il calcio non è solo un rettangolo di gioco verde ma una galassia fatta di tanti pianeti dove c’è spazio per la managerialità, per la cultura e la storia e anche per il collezionismo”.

Lo sport come valore fondante di integrazione sociale ed esempio positivo per le nuove generazioni

Nei suoi libri c’è sempre un richiamo ai valori: quale è il nemico peggiore da combattere sia nella società che nello sport?

L’evoluzione della società e il ruolo sempre più centrale svolto dall’economia  ha influito moltissimo anche sullo sport e la sua natura

“Lo sport nasce come contenitore di valori ed è questa la sua mission principale”– così spiega Grimaldi.

“Poi, nel tempo, una parte dello sport è tracimato in interessi economici ed in parte ha annacquato questa funzione. Ma la grande base dello sport resta ancorata ai valori della lealtà, del rispetto, del sacrificio, della non violenza, dell’inclusione.

Queste sono le solide basi che bisogna rinforzare soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo dove lo sport è un baluardo contro certe derive comportamentali a cui assistiamo anche nei campionati maggiori e questo non va bene, soprattutto per il messaggio che arriva alle generazioni più giovani”. 

Sono sotto gli occhi di tutti i recenti fatti di cronaca che hanno caratterizzato, in particolare, i campionati giovanili e, purtroppo, anche la Serie A

Gli episodi che abbiamo visto recentemente non possono che far male al calcio”– insiste Grimaldi.

 “Ma è il sistema che deve fare rete contro queste derive, non solo la Federazione, ma le associazioni di categoria, il pubblico, le famiglie e tutti coloro che, a vario titolo, operano nel mondo del calcio.Il peggior nemico da combattere nella società e nello sport è l’indifferenza. Essere cittadinanza attiva è fondamentale, evitando di alzare le spalle perché tanto chi se ne frega, non è un problema mio. I problemi sono di tutti e se vogliamo garantirci un mondo migliore, più inclusivo, meno conflittuale ognuno, nessuno escluso, deve fare la sua parte per quello che può”.

La sua prestigiosa mostra “Un Secolo d’Azzurro” farà tappa a Rimini all’interno di un grande evento. Il calcio si puo’ considerare  cultura di un Paese? 

 “La mostra rientra in questa mia filosofia di vedere le cose, un grande contenitore di valori dove il pallone diventa strumento didattico per raccontare una grande storia” – racconta Grimaldi.

“Per avvicinare a questo mondo, da una prospettiva diversa, gli appassionati, i giovani e tutti coloro che a qualsiasi titolo voglio conoscere questa grande storia, che poi è la storia del nostro Paese.

 A Rimini, con l’Associazione Sant’Anna, saremo presenti in fiera, il 14 e 15 giugno prossimo, su invito degli amici allenatori (AIAC) in occasione del “THE COACH EXPERIENCE”, un evento unico, di grande interesse e con l’occasione celebreremo, in un importante convegno, la figura di Vittorio Pozzo, uno dei più grandi allenatori al mondo, capace di vincere il quattro anni, dal 1934 al 1938, due titoli mondiali ed una Olimpiade, unico nella storia del calcio ed è italiano”.

Un doveroso omaggio alla figura del C.T. più vincente del nostro calcio, per celebrare i 50 anni dalla sua morte e far conoscere la sua leggenda, soprattutto ai più giovani.

Dopo Rimini, la mostra antologica “Un Secolo d’Azzurro” proseguirà il suo percorso con un esclusivo tour nella Regione Lazio in collaborazione con l’Associazione Cuore Nazionale.

Prima tappa sarà Viterbo nel mese di ottobre.