venerdì, Settembre 30, 2022
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Giornata Mondiale della lotta alla siccità: Mims impegnato a potenziare la gestione delle risorse idriche

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Per la Giornata mondiale della lotta alla desertificazione e alla siccità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) ricorda il forte impegno assunto nel corso degli anni per la tutela, la conservazione e l’efficientamento delle dighe e del complesso delle infrastrutture per la gestione delle risorse idriche, opere fondamentali per garantire il benessere delle persone e lo sviluppo sostenibile del Paese alla luce della crisi climatica in corso.

Tale impegno ha comportato sia nuovi finanziamenti pari a 4,3 miliardi di euro, di cui circa 0,5 miliardi del fondo React Eu, per il potenziamento, la messa in sicurezza e l’efficientamento delle infrastrutture idriche, sia modifiche normative volte ad accelerare gli investimenti e rafforzare i controlli (si veda il decreto-legge approvato questa settimana e pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale) sui concessionari di derivazione, designati dalle Regioni, cui spetta la titolarità dell’attuazione degli interventi sulle dighe, gli invasi e le reti idriche, la nomina di alcuni Commissari straordinari per l’accelerazione degli interventi riguardanti 11 infrastrutture idriche, per un ammontare di 2,8 miliardi di euro, di cui il oltre il 75% nel Mezzogiorno.

L’obiettivo è quello di rendere sicure, efficienti e resilienti al cambiamento climatico le infrastrutture idriche primarie, attraverso interventi di potenziamento e di manutenzione sulle grandi e piccole dighe, nonché sulla rete idrica, ultimare i grandi sistemi idrici incompiuti, soprattutto nel Mezzogiorno, attuando le raccomandazioni contenute nel Rapporto sugli “Impatti dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture”, realizzato dalla Commissione di esperti istituita al Mims e coordinata dal Prof. Carlo Carraro.

In particolare, il Rapporto da un lato evidenzia come la più grande sfida posta dalla crisi climatica al sistema di infrastrutture idriche del Paese è data dallo squilibrio idro-climatico, enfatizzato e accelerato da una maggiore frequenza di eventi climatici estremi, dall’altro identifica misure e interventi per rendere la rete e le infrastrutture idriche più adattabili e resilienti, tra cui la digitalizzazione della rete idrica (per monitorare l’infrastruttura, rilevare le perdite e conoscere meglio gli usi della risorsa), una maggiore interconnessione dei sistemi acquedottistici e investimenti di adeguamento e implementazione di nuove strutture blu/verdi.

Per quanto riguarda le risorse a disposizione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) destina ad investimenti in questo settore 2,9 miliardi di euro, di cui 2 miliardi per interventi volti ad incrementare la sicurezza dell’approvvigionamento idrico, sia nelle aree urbane e che irrigue.  Attraverso il finanziamento di progetti per potenziare, completare ed effettuare la manutenzione straordinaria di infrastrutture idriche primarie in tutto il Paese. La seconda linea di investimento, pari a 900 milioni di euro, è invece finalizzata alla riduzione delle perdite e alla realizzazione di reti intelligenti’ prevedendo la digitalizzazione e il monitoraggio sullo stato delle opere. Al 31 maggio 2022, la scadenza per la prima tranche di finanziamenti pari a 630 milioni di euro, sono pervenute al Mims 119 proposte di intervento, mentre la scadenza per presentare proposte riferite alla seconda tranche (270 milioni di euro) si chiuderà nel mese di ottobre.

Un’analoga misura, per circa 476 milioni di euro, è stata destinata alla riduzione delle perdite idriche nelle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) a valere sui fondi React Eu. Il Mims ha pubblicato la graduatoria dei beneficiari per procedere rapidamente alla realizzazione degli interventi, entro il 31 dicembre del 2023. Nelle prossime settimane, il Ministero procederà all’assegnazione di ulteriori 440 milioni di euro previsti dalla Legge di Bilancio per il 2022 per l’avanzamento del “Piano invasi”.

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