mercoledì, Luglio 6, 2022
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Gilead: l’inclusione come valore aziendale

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Dalla pandemia di coronavirus al cambiamento climatico agli sconvolgimenti sociali, le principali tendenze globali stanno ribaltando molte certezze nella nostra società

Per sopravvivere di fronte a complessità crescenti, le aziende hanno bisogno di talenti che diversifichino il mondo in cui operano. In altre parole, hanno bisogno di diversità.

Per prosperare, le aziende devono sbloccare il potere e il potenziale della loro forza lavoro, creando ambienti diversificati in cui le donne, le persone di diverse etnie e status socioeconomico e le persone con diverse capacità fisiche e cognitive siano messi tutti sullo stesso piano.

Certamente non è un ideale impossibile. Ma, tuttavia, è ancora difficile per molte aziende, che hanno capito l’aspetto della diversità, ma non dell’inclusione. Ne parliamo con Bucci, Bascussi e Simonelli, autori del libro “I colori dell’inclusione: Integrazione, Famiglia, Impresa”.

Alla luce dei suoi studi, pensa ci sia ancora molta strada da fare in Italia sul piano dell’inclusione?

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di Diversità e Inclusione. Come dice una nota attivista statunitense: “Diversità è essere invitati alla festa. Inclusione è essere invitati a ballare” (“Diversity is being invited to the party. Inclusion is being asked to dance” – Verna Myers). La diversità è un fatto, l’inclusione è una scelta. La prima rappresenta la pluralità dei punti di vista; col termine inclusione si intende la capacità di costruire un ambiente dove ognuno sia benvenuto e rispettato. Questi elementi sono applicabili a qualsiasi contesto della società odierna, ma in particolare si prestano ad essere al centro dell’azienda del futuro, sia in ambito pubblico che privato. Un’analisi delle trasformazioni del nostro mondo e delle prospettive future è quella proposta nel libro “I colori dell’inclusione: Integrazione, Famiglia, Impresa”, Serarcangeli Editore, scritto da Gianluca Bucci, Professional Coach e fondatore Accademia Italiana Soft Skills, insieme al Manager Coach Danilo Bascucci e con il contributo di professionisti di diversi settori.

Lo Stato potrebbe attuare dei provvedimenti per favorirla sul piano sociale e lavorativo?

Sicuramente si seguendo le direttive del PNRR e le sue conseguenti evoluzioni. L’accademia italiana Soft Skills vuole giocare un ruolo da protagonista perché crede fermamente che le competenze trasversali e relazionali siano il vero futuro per far percepire di più le competenze tecniche e lavorative di ogni professionista.

L’inclusione ha una grande valenza sul piano emotivo, culturale e sociale, ma in che modo può essere un valore anche sul piano aziendale?

“La diversità è un fatto, l’inclusione è una scelta – spiega l’autore Gianluca Bucci – Per questo bisogna affrontare il tema dell’inclusione partendo dalla prima. L’inclusione è un valore aziendale, ma non ha una valenza solo intellettuale, ma anche emotiva, culturale, sociale. Vogliamo affrontare l’evoluzione del concetto di inclusione negli ultimi 100 anni, attraverso molteplici analisi che permettono di arricchire il dibattito con diversi punti di vista. Inclusione e diversità sono due facce della stessa medaglia, che possono essere connesse e valorizzate. Obiettivo finale è rivolgerci alla società e a un sistema economico in continua evoluzione per suggerire una maggiore inclusione, che permetta una massimizzazione dei profitti senza trascurare la dimensione sociale. infatti quando abbiamo presentato il volume al Senato non solo ha riscontrato un alto livello di interesse ha anche suscitato reazioni e considerazioni positive qui di seguito le parole della Senatrice Paola Binetti “Il concetto di inclusione rappresenta il valore fondante della coesione sociale, la quale a sua volta costituisce un aspetto fondamentale per la stabilità del Paese – sottolinea la Senatrice Paola Binetti – Senza inclusione non ci può che essere una dialettica distruttiva, perché si finisce con accentuare le rivalità e si stressano le ragioni della diversità, invece di apprezzare le differenze che ci caratterizzano nell’appartenenza alla realtà umana a cui tutti apparteniamo”.

Può essere conciliata con l’ottimizzazione dei profitti?

Assolutamente si. I profitti, i fatturati e gli utili di ogni organizzazione sono direttamente proporzionali alla qualità e alla competenza di quattro aree di Soft Skill.

  1. La leadership inclusiva indirizzata non solo alla guida ma anche all’Intake di ogni elemento del Team.
  2. La Comunicazione efficace che è alla base del benessere organizzativo e quindi della produttività. In questo periodo in cui tutto cambia velocemente abbiamo un forte bisogno di rapporti interpersonali eccellenti.
  3. Il Teaming con collaborazione attiva; oggi tutti i team hanno capito che da soli si va veloci ed insieme si va lontano.
  4. La produttività collegata alla capacità organizzativa è una competenza lavorativa molto ricercata che è l’esatta conseguenza delle tre aree appena citate.

Lo smart working e la digitalizzazione hanno un ruolo nel favorire l’inclusione?

Come tutte le innovazioni/novità siamo di fronte ad una dualità che favorisce e sfavorisce al tempo stesso. Sicuramente lo Smart Working è privato di barriere architettoniche e permette a tutti ma proprio tutti di essere inclusi aumentando la facilità di partecipazione e quindi di coinvolgimento. Nello stesso tempo si corre il rischio di isolare la diversità a causa di un basso coinvolgimento emotivo. Quindi siamo di fronte ad una nuova esigenza di Soft Skill che è quella di coinvolgere attraverso lo Smart Working.

Eliminare le disuguaglianze sanitarie è invece lo scopo di Gilead, azienda all’avanguardia nel campo della ricerca farmaceutica. Quali sono a tuo parere le doti personali che servono per eccellere nel campo della ricerca medica?

Gilead si è sempre distinta per una attenzione altissima verso le diversità. Lo ha dimostrato con innumerevoli iniziative non ultima la realizzazione del volume i Colori dell’Inclusione che ha visto la partecipazione attiva di un team di Manager Gilead, inclusi nel progetto provenienti da diverse realtà aziendali. Una nota di merito va al Dott. Michelangelo Simonelli che oggi ha reso tangibile lo scopo del valore aziendale dell’inclusione elevando la cultura della diversità e dell’inclusione.

Le doti che servono sono la disciplina ed una visione a lungo termine, visione che sia l’espressione dei un sogno basti pensare a uomini e donne che hanno dedicato con passione una vita alla ricerca e alle scoperte che hanno rivoluzionato la medicina o farmaci che hanno salvato milioni di vite un esempio grande per tutti rimane la Dott.ssa Rita Levi Montalcini. Quindi fare in modo che questi talenti abbiano una visione larga nel loro campo di competenza e nello stesso tempo dove concentrare tutte le energie per raggiungere quella visione e quel sogno.

Quale malattia rappresenta una vera e propria sfida per la scienza e la salute pubblica?

Oggi sicuramente le patologie oncologiche restano e rappresentano la grande sfida medico scientifica del pianeta. I presidi oncologici attuali consentono ai pazienti di avere aspettative di vita più alte anche se le cure non portano la maggior parte delle persone alla totale remissione. Analizzando ad esempio i dati del tumore al seno emergono circa 30000 casi ogni anno, questo ci fa capire che la sfida deve diventare una priorità e un’ossessione.

Cosa ha influenzato la decisione di partecipare al Festival del Cuore in veste di Ambassador?

Gilead da sempre ha avuto iniziate non solo nel campo dell’inclusione e della diversità come ad esempio GLOBE “Gilead Leadership Organization of Black Employees” che si impegna a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e produttivo migliorando lo sviluppo professionale e promuovendo un senso di comunità e consapevolezza culturale. Questo gruppo crea opportunità in cui tutte le persone sono apprezzate. Oppure GILEADOS che abbraccia e condivide la poliedrica cultura latina all’interno delle comunità professionali o WOMAN AT GILEAD che garantisce ad ogni donna sul posto di lavoro di sentirsi responsabilizzata e di avere ampie opportunità professionali per prosperare all’interno dell’organizzazione. Quindi una azienda sempre attenta al sociale e alla Charity.

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