sabato, Maggio 28, 2022
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Elezioni presidenziali: tutto quello che c’è da sapere

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Il 24 gennaio il parlamento italiano voterà per un nuovo presidente. Esaminiamo in dettaglio le implicazioni sul debito e sui cambi di diversi scenari.

24 gennaio: il giorno dell’inizio delle elezioni presidenziali

Lunedì 24 gennaio inizierà il procedimento per l’elezione del nuovo presidente italiano. La votazione coinvolge tutti i parlamentari di entrambi i rami del parlamento italiano ei rappresentanti delle amministrazioni regionali, per un totale di 1008 “grandi elettori”. Il processo elettorale, a scrutinio segreto, si concluderà quando un candidato riuscirà a raggiungere la maggioranza richiesta. Nei primi tre scrutini per vincere sarà necessaria una maggioranza qualificata di almeno due terzi dei voti potenziali (673 voti), dal quarto scrutinio in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta (505 voti).

In genere, l’esito delle elezioni presidenziali è il risultato di accordi tra partiti, che non si concretizzano necessariamente all’inizio del processo di voto. Solo due volte nella storia repubblicana italiana è uscito vincitore al primo scrutinio, e una di queste è stata l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia e presidente del Consiglio.

L’opzione Berlusconi ha incontrato la pronta opposizione di tutti gli altri partiti

Mentre scriviamo, non è stato ancora raggiunto un accordo su un nome condiviso accettabile per un ampio spettro di partiti. Sul fronte di centrosinistra, i leader di partito hanno finora tenuto le carte strette al petto, almeno pubblicamente, sostenendo che il candidato di destra dovrebbe essere non divisivo e non un leader di partito (un leader di partito attivo non è mai stato eletto in precedenza elezioni presidenziali).

Anche il Movimento Cinque Stelle (5SM) è stato vago, non fornendo un chiaro identikit del suo candidato ideale. Sul fronte di centrodestra, invece, si è raggiunto una sorta di accordo all’interno della coalizione per proporre Silvio Berlusconi come candidato, in attesa della sua decisione definitiva se candidarsi o meno.

L’opzione Berlusconi ha incontrato pronta opposizione da parte di tutti gli altri partiti, che la ritengono estremamente divisiva e non la sosterrebbero nelle urne. Una vittoria di Berlusconi nei primi tre turni, dunque, sembra fuori questione. Per vincere dopo il terzo turno, Berlusconi avrebbe bisogno del supporto completo dei delegati di centrodestra e di altri 50 voti. Raggiungere quel numero potrebbe rivelarsi un compito molto arduo, in particolare ai tempi del Covid. Le regole di voto richiedono un voto in presenza, ed è probabile che alcuni grandi elettori possano essere forzatamente assenti nei giorni delle votazioni a causa della quarantena (mentre scriviamo, circa 35 parlamentari sarebbero positivi al Covid).

Poiché il requisito di 505 voti non è influenzato dal numero effettivo di elettori, le assenze legate al Covid potrebbero complicare ulteriormente le cose per Berlusconi. Finora non è stata presa alcuna decisione se modificare la norma e consentire o meno un voto a distanza, e riteniamo che rimarrà al centro delle discussioni politiche per il resto della settimana. Se Berlusconi si rendesse conto di non ottenere abbastanza consensi, per evitare una sconfitta alle urne potrebbe benissimo rinunciare alla sua corsa prima della fine di questa settimana. Ciò aprirebbe la porta a negoziati su candidati alternativi.

Un candidato non divisivo è la soluzione più probabile

Riteniamo che il risultato più probabile sarà la scelta di un candidato non divisivo, con un forte background istituzionale e, possibilmente, con una forte credibilità di capitale da spendere a livello internazionale. Un candidato del genere potrebbe ottenere un sostegno parlamentare sufficientemente ampio.

Probabilmente Mario Draghi si adatterebbe molto bene a questi requisiti, ma alla fine potrebbero emergere altri nomi come alternative. Nel prossimo quinquennio è fondamentale che l’Italia superi una sfida fondamentale: la corretta attuazione del piano di ripresa e, soprattutto, dell’ambiziosa serie di riforme che lo accompagnano. Questa è una chiamata a lungo termine, che riguarderà la prossima legislatura, sotto un governo che potrebbe riflettere una maggioranza diversa. Poiché questa transizione potrebbe non essere impeccabile, avere un presidente credibile a livello internazionale si rivelerebbe estremamente prezioso nel processo. Il dibattito interparlamentare che accompagnerà le riforme fondamentali richiederà spesso anche capacità di mediazione: cosa che è più facile per un candidato non divisivo.

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