Di Maso: stampare moneta BCE, unica via per salvare Italia e alleati.

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Tutti i protagonisti della politica al governo degli ultimi anni dal 2011 in poi, nessuno escluso, hanno esaltato il nostro sistema produttivo nazionale e il nostro comparto turistico, quest’ultimo alimentato da più importante giacimento di beni culturali del mondo. I gruppi di maggioranza, nelle leggi finanziarie, di fatto, hanno ridotto, progressivamente e in modo consistente, le risorse finanziarie persino nel campo della ricerca scientifica.

Nel corso delle attuali emergenze, i responsabili pubblici, al di là della propaganda di una parte della stampa asservita al governo di turno, hanno operato in maniera confusa, frammentaria e scoordinata, a tutti i livelli istituzionali, centrali e periferici, facendo spesso ricorso, per disperazione, a organismi straordinari: i commissari straordinari di governo, con poteri rafforzati. L’unica manovra risultata vincente è stata quella della gestione sanitaria con i medici e gli infermieri in prima linea che hanno saputo gestire in maniera straordinaria e coraggiosa l’emergenza più complessa dal dopoguerra ad oggi. Onore a loro!

Di ben altre e gravissime responsabilità dovranno rispondere, alcuni dei personaggi che guidano il nostro paese per gli errori del presente, in termini di iniziali ritardi nella prevenzione sanitaria, di ormai documentate sottovalutazioni del rischio e di inadeguato coordinamento.

Errori governativi questi ultimi, anch’essi aventi sia una valenza strutturale, costitutiva dell’esecutivo in carica, sia una valenza formativo-personale (la superficialità, l’inesperienza delle prime linee, l’incapacità nella scelta dei più stretti collaboratori, la presunzione del potere, l’autoreferenzialità, la scelta azzardata nel sommare incarichi delicatissimi, la continua ricerca della scena mediatica).

Ma ciò che mi preme sottolineare, sono le omissioni perpetrate nel decreto-legge di marzo e aprile, avente a oggetto le provvidenze economiche a favore delle famiglie e delle imprese, le cosidette potenze di fuoco.

Di certo, l’inesperienza e la non-conoscenza della “Cosa Pubblica” hanno portato (in assoluta buona fede) nel primo decreto, e reiterate anche nel secondo, iniziative che allo stato attuale non darebbero alcun sostegno concreto alle imprese, ai professionisti, alle famiglie e a tutti i ceti sociali del nostro paese, fatto salvo l’1 dei contribuenti che supera gli 80 mila euro lordi di reddito annuo.

Si provveda, dunque, con un articolo dedicato, nel nuovo provvedimento, ad una vera e propria azione concreta, rinviando, solo se strettamente necessario, per i dettagli, a un contestuale decreto presidenziale, immediatamente esecutivo, che coordini le misure statali con quelle delle singole regioni, tenendo ben presente che alcuni settori hanno subito un azzeramento totale delle entrate e dell’occupazione, e che non trattasi di industrie riconvertibili, la cui ripresa completa, per la dimensione globale della pandemia, non avverrà prima dei due/tre anni con il conseguenti deficit a causa della disocuppazione e del collasso del sistema produttivo con tutte le conseguenze del caso.

A fronte di un blocco totale della filiera imprenditoriale, limitarsi a un rinvio a breve degli adempimenti fiscali delle aziende e delle famiglie, appare un’autentica presa in giro. Bisogna prevedere, per il 2020, almeno fino alla riapertura delle attività produttive:

1) l’azzeramento o, quanto meno, la sospensione totale del pagamento di tributi, anche locali, delle rate dell’Agenzia delle Entrate, delle riscossioni, delle rate di rottamazione, dei canoni demaniali, delle bollette acqua, gas e luce, dei canoni speciali, nonché di IMU, TARI. TARSU, IRAP e IRPEF, ecc.;

2) la previsione, da subito, di un credito d’imposta del 70% per i fitti e per le spese, che dovranno essere sostenute, nel 2021, per la ripartenza delle attività degli operatori della filiera produttiva.

Capiamo benissimo quanto sia facile parlare dall’esterno e molto più complesso metterci la faccia, e proprio per questo nel rispetto della persona, non ci permettiamo di criticare ma solo di esprimere un’opinione che arriva dal basso, dalla trincea del lavoro, dal mondo del fare. Tutto questo si potrà fare solo in concerto con i paesi alleati e con il sostegno incondizionato della Banca Centrale europea. È il momento di ragionare da grandi, senza personalismi, senza ideologie politiche ma solo con un forte spirito di appartenenza ai nostri colori.

Insieme, possiamo farcela.