Borsa italiana in vendita: Ecco i possibili acquirenti!

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borsa italiana in vendita

Alla fine di luglio la Borsa Italiana è stata ufficialmente messa in vendita sul mercato. Si profila una corsa a tre per Borsa Italiana e per i suoi asset: il più ghiotto, la piattaforma MTS su cui tratta gran parte dei titoli di Stato italiani. 

Una transazione che ha un valore di circa 3,3-4,3 miliardi e che non viene mal vista dal governo italiano, in previsione della piena attuazione della Brexit. 
Il gruppo London Stock Exchange, che detiene il controllo del listino italiano dal 2007, aveva dichiarato l’intenzione di vendere parte o tutta la Borsa Italiana per ottenere l’approvazione da parte dell’Antitrust europeo dell’acquisizione da 27 miliardi di dollari del gruppo di dati e analisi Refinitiv.

Facciamo chiarezza:

Con la Brexit, il London Stock Exchange Group che controlla il 100% di Borsa Italiana è divenuto a tutti gli effetti una realtà societaria extra-comunitaria. Inoltre, il piano di acquisto del gruppo Refinitiv da parte di London Stock Exchange Group è in contrasto con le norme comunitarie sulla concorrenza imponendo la vendita di Borsa italiana.

I contendenti:

I due storici contendenti sono Euronext, che gestisce le borse di:

  • Parigi;
  • Bruxelles;
  • Amsterdam;
  • Oslo;
  • Lisbona.

Deutsche Boerse, la società-mercato che controlla la piattaforma di Francoforte con un valore che si aggira sui 30 miliardi. I due contendenti già in corsa nel 2007, quando Piazza Affari fu rilevata da London Stock Exchange Group, sono tutt’ora interessati, soprattutto al mercato delle obbligazioni governative, ma anche questa volta spunta un terzo interessato, il gruppo svizzero Six.

Six, chi sono:

Six gestisce la Borsa di Zurigo ed ha rilevato la Borsa di Madrid per un valore di 2,8 miliardi. La società elvetica ritenendo l’asset della Borsa di Milano molto interessante, non entrerebbe a gamba tesa nella gestione della Borsa, ma ciò che vorrebbe fare è una valorizzazione a livello di hub internazionale. Ci sono altri due aspetti fondamentali che fanno entrare in partita Six e sono:

  • una cassa sufficiente per l’acquisizione della Borsa italiana (circa 3 miliardi);
  • non essendo quotata, non necessita di portare risultati immediati agli azionisti. 

Borsa italiana, facciamo qualche passo indietro:

La Borsa Italiana: società che gestisce il mercato finanziario italiano, comunemente noto come Borsa di Milano, viene fondata nel 1808. È la nona più antica borsa del mondo dietro a: Francoforte, Amsterdam, Copenaghen, Parigi, Vienna, Dublino, Bruxelles e Londra. Sedicesima in termini di capitalizzazione del mondo e settima se si considera il London Stock Exchange.

La Borsa Italiana s.p.a. è nata nel 1998 dalla privatizzazione dei mercati di borsa e dal 23 giugno 2007, a seguito della fusione con la Borsa di Londra (London Stock Exchange plc), è parte del London Stock Exchange Group. Holding che controlla il 100% sia di Borsa Italiana s.p.a. che di London Stock Exchange.

Borsa italiana, le nuove prospettive:

Borsa Italiana può svolgere un ruolo significativo nella ripartenza del Paese, in particolar modo se coglierà l’opportunità di contribuire alla realizzazione del progetto europeo di integrazione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union) cui le conclusioni del Consiglio dell’Unione europea di dicembre 2019 e la rinnovata agenda della Commissione Europea hanno dato nuovo impulso.

Mercati ed ecosistemi locali possono avere un senso solo se parte centrale di un mercato dei capitali unico a livello europeo, aperto, spesso e liquido. Solo così si potrà sbloccare il reale potenziale, per imprese ed investitori, insito in mercati dei capitali europei pienamente integrati ed efficienti, rafforzando anche la competitività a livello mondiale del sistema finanziario europeo.” conclude l’esponente del Governo.

Riassume in una nota l’onorevole Ungaro:

“La vendita di Borsa Italiana da parte del London Stock Exchange è una transazione fra privati a condizioni di mercato. Detto questo, proprio per il carattere economico-strategico dell’operazione, il governo potrà orientare l’operazione tramite i poteri speciali, cosiddetta golden power. Occorre guardare oltre le questioni di governance, assetto proprietario o nazionalità del possibile acquirente e assicurare invece la massima tutela degli interessi di investitori, intermediari, aziende quotate o che intendono quotarsi, specie quelle minori.”

“Concordo con il Ministro Gualtieri che sia auspicabile avere un acquirente basato nella zona euro o perlomeno posseduto da soggetti residenti nella zona euro, non sempre il caso per molte borse europee.

Prosegue “il Governo deve tenere conto anche di altri aspetti essenziali nella valutazione delle offerte in arrivo da parte di Euronext-CDP, Deutsche Boerse e Six come le prospettive di investimenti per l’innovazione tecnologica, la solidità finanziaria dell’acquirente, la facilità di attirare ed eseguire offerte pubbliche iniziali, garanzie in merito ai costi che dovranno sostenere gli intermediari per accedere ai servizi e ai dati di cui Borsa è monopolista e infine le prospettive di sviluppo del mercato locale.
Usando questi parametri – conclude l’on. Ungaro – non credo si possa considerare l’esperienza di Borsa Italiana all’interno del gruppo LSE come del tutto positiva. Dopo 13 anni, proviamo a non ripetere lo stesso errore”.

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