Che paura le BIG FOUR USA!

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Ancora attacchi alle Big Tech: dall’Europa in arrivo regole più severe.

Ma non si capisce bene per cosa.

Ma quanto fanno paura le big four americane?

Evidentemente tanto! E sembrano preoccuparsi soprattutto i legislatori di tutta Europa che si risvegliano ora dopo anni di politiche acquiescenti. Che sia forse la preoccupazione per la nota pervenuta in queste ore, quella che conferma a 1,3billion di $ gli introiti delle big four in Europa a fronte di soli 70 milioni di tasse pagate ?

Come se non bastasse l’incertezza del panico da pandemia, o le altalenanti dichiarazioni dei due candidati alle elezioni USA che influenzano l’elettorato e .. i grafici di borsa, per le regine del NASDAQ , Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft , non c’è pace: ora se la devono vedere con le misure proposte dalla UE: per Facebook e Apple sorgerebbe l’obbligo di consentire ai propri utenti di portare i propri dati privati su altre piattaforme, mentre per Google di promuovere i propri servizi non prima di quelli delle aziende concorrenti.

Evidentemente anche in Europa torna in auge il sogno del legislatore americano, quello di dividere le grandi aziende perché queste possano altrimenti diventare troppo grandi: ricordate la storia tutta USA delle “7 sorelle“ ?  Ecco, un novello spezzatino non si nega a nessuno, figurarsi alle aziende maxi che capitalizzano da sole più del PIL di uno Stato Sovrano.

Tra gli europei più convinti, i francesi ipotizzano di dividere le grandi aziende per far tornare un minimo di “concorrenza” tra aziende tecnologiche, cosi almeno faceva capire spiegava in un comunicato monsieur Cédric O, il segretario di stato per la transizione digitale in Francia : “L’accesso ai dati e ai servizi sono tutti strumenti efficienti che dovremmo essere in grado di utilizzare, con un approccio su misura, per facilitare a tutti dell’ingresso nel mercato e garantire la libertà di scelta dei consumatori”, ha aggiunto.

 

Quindi a leggerla così non sarebbe un problema di antitrust, quanto semmai di protezione dei dati, a muovere i legislatori europei in questa lenta attività di regolamentazione dell’Unione europea, ma non si capisce bene in tema di cosa.

A sentire la danese Vestager, responsabile della politica di concorrenza per l’UE , aspettiamoci  che entro l’anno si possa partorire uno strumento per avere maggiori poteri nella supervisione dell’economia digitale : “La Commissione sta finalizzando il più ampio processo di raccolta delle prove e rimane impegnata a presentare proposte legislative entro la fine del 2020“.

Anche questa proposta dovrà essere, in ogni caso, approvata dai 27 governi dell’UE e dal Parlamento europeo e siamo sicuri che ..non si farà mai giorno.

Che  cosa pretende la UE? forse costringere queste imprese a favorire i propri servizi altre imprese, magari europee? O peggio, imporre l’obbligo di condividere dati specifici? No, non ci siamo. Si chiama libero mercato, e vige anche in Europa.

Se queste big sanno fare meglio di altre il mestiere di semplificare la vita di tutti, “rubacchiando” qua e la i dati personali di chi entra a contatto con loro, debbono essere certamente controllate e, tutt’al più, far pagare loro più tasse, ma non smembrate per il solo gusto di legiferare all’europea!

Con la velocità di un bit/sec se ne andrebbero via dalla nostra amata, vecchia e stanca Europa e al loro posto resterebbe un bel vuoto, forse incolmabile.

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