Anche in tempo di Covid bisogna agire nel “qui” e “ora”.

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Dopo aver parlato in diversi articoli delle fasi che precedono la nascita di un’impresa, possiamo soffermarci sul più ampio contesto sociale in cui l’imprenditore si trova a dover interagire. Egli deve essere in grado di interpretare il mondo in cui si muove la sua azienda e deve adottare le soluzioni ottimali per mantenerla su alti livelli di vitalità e competitività. Per l’imprenditore il tempo dell’azione è oggi anche se, per agire coerentemente, deve avere uno sguardo rivolto verso il futuro e uno sulla memoria che gli permetta di avvalersi della propria esperienza. Questo profilo, offerto da Richard Normann, è quello che maggiormente coglie l’essenza di cosa significhi “essere” imprenditore. Per sviluppare la capacità “visionaria”, intesa nel senso di capacità all’innovazione, l’imprenditore deve conoscere il contesto culturale e socioeconomico in cui va a operare.

Rispetto al passato, l’imprenditore di oggi si trova a dover fare i conti non soltanto con i fattori socioculturali ed economici specifici del proprio territorio, ma anche con quelli del più ampio contesto internazionale. Mi riferisco alla globalizzazione, alla privatizzazione, al libero mercato. L’ineludibile contin- genza e i cambiamenti repentini che caratterizzano la nostra epoca, rendono necessaria una competenza all’apprendimento continuo, flessibilità e capacità di progettazione e ri- progettazione in un continuo feedback con l’ambiente. L’imprenditore deve essere in grado di fronteggiare le crisi che, nella vita aziendale, si ripresentano ciclicamente e, allo stesso tempo, sapersi adattare al contesto attuale, sempre più popolato di contraddizioni. Deve essere solido, ma sufficientemente flessibile. Le imprese devono sapersi trasformare abbandonando paradigmi organizzativi e culturali precedenti, e devono avere una capacità di adattamento finora sconosciuta. Devono essere in grado di progettare strutture organizzative innovative e flessibili; aprirsi alla collaborazione con altre imprese; soddisfare una clientela sempre più sofisticata; fornire al mercato un reale valore di differenziazione basato soprattutto sulle competenze delle persone.

Queste considerazioni ci fanno comprendere quanto sia importante per un aspirante imprenditore sviluppare le capacità di analizzare i fattori culturali e socio-economici in cui va ad operare, al fine di riconoscere le opportunità come possibili idee di sviluppo imprenditoriale, o di avere la prontezza di ritirare rapidamente le proprie strategie per adottarne delle nuove. Capacità che vanno coltivate e nutrite non solo nel momento in cui si decide di dare avvio a una nuova attività, ma in tutte le diverse fasi del processo aziendale. Un buon imprenditore deve essere in grado di interpretare il mondo in cui si muove la sua azienda e deve adottare le soluzioni ottimali per mantenere sempre l’organizzazione su alti livelli di vitalità e competitività.

Il ruolo centrale dell’imprenditorialità, come fonte primaria dell’innovazione e come uno dei motori principali dello sviluppo economico sostenibile, è stato riconosciuto e più volte ribadito anche dall’Unione Europea che continuamente incoraggia gli Stati membri ad investire maggiori risorse sulla formazione imprenditoriale. La creatività e l’innovazione vengono considerati fondamentali per la creazione di imprese e per la capacità dell’Europa di competere a livello internazionale. Questo ci fa comprendere il ruolo rilevante che la figura dell’imprenditore ricopre per lo sviluppo economico e sociale di ogni nazione. È attore del cambiamento non solo per se stesso, per l’azienda, per il tessuto produttivo, ma lo è anche per la società in generale perché è colui che realizza prodotti, opere, servizi che migliorano la vita delle persone comportando benessere per la comunità. E, soprattutto, è visto come colui verso il quale nutrire speranza per la crescita e per il futuro.

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